Allegato di pprofondimento delle lezioni in classe religione




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Allegato di pprofondimento delle lezioni in classe RELIGIONE

Tratto da Libro “Nel Silenzio del Mistero” di Claudio Gobbetti


1 Superiore argomenti trattati nel 1 TRIMESTRE


Scienza e fede

Cap. 2

Io penso all’infinito: il fascino della sapienza.


§ 22. La conoscenza è solo un’interpretazione.

Come si sviluppa la conoscenza?

Non certo rifiutando qualsiasi possibilità di confronto o di dialogo con coloro che hanno vissuto esperienze diverse da noi.

La conoscenza umana si sviluppa dalla meraviglia, che suscita continui dubbi e domande.1

Il termine filo - sofia fu anticamente coniato da un presupposto religioso. Si riteneva che la totalità della vera sapienza (sofia) fosse possibile solo agli dei, mentre per l’uomo fosse possibile solo una tendenza alla “sofia”, un continuo avvicinarsi al vero, ma mai appagato del tutto.

Il nome filo - sofia significa infatti “amore di sapienza”.

L’animale, per quanto ci è dato di capire, non ha bisogno di chiarire i problemi (a volte capita anche a qualche uomo). L’animale prova sbigottimento e terrore, e i suoi problemi riguardano difficoltà immediate, tendono a soddisfare i suoi bisogni istintivi, desideri.

Il mondo degli animali resta comunque molto sconosciuto.

Mi è sorto un dubbio: forse per capire certe persone bisogna prima analizzare e studiare attentamente il comportamento degli animali?

L’uomo, a volte, ha la particolarità di trovare nella vita qualcosa che merita una spiegazione, che dia senso alla sua esistenza.

Poiché la conoscenza umana sembra nascere dalla capacità naturale dell’uomo di porsi delle domande, cerchiamo ora di osservare le possibili categorie di domande:

- come, dove, quando, chi (o quali), quanti

(conoscenza analitica la scienza)

- perchè (che senso o che scopo ha...), che cosa è

(conoscenza astratta la filosofia o la religione)

Le prime cinque categorie di domande permettono all’uomo di indagare o analizzare. Sono le domande che formano il sapere scientifico o analitico.

La scienza moderna infatti, nasce dall’analisi dei fenomeni, dagli esperimenti. Le considerazioni generali (teorie) nascono dalle scoperte e dagli esperimenti. Tale metodo si chiama induttivo (da un particolare esperimento si arriva alla teoria generale). La filosofia cerca di riflettere sulle grandi considerazioni universali e, da esse, cerca di rispondere ai singoli problemi particolari. Tale metodo si chiama deduttivo (dalla teoria generale si crede di poter arrivare alla risposta di un particolare problema).

Le risposte scientifiche sono da tutti osservabili (oggettive) ed esprimono:

  1. come (la capacità dell’uomo di osservare l’evoluzione di un fenomeno, il suo divenire).

  2. dove (la capacità di osservare lo spazio).

  3. quando (la capacità di osservare il tempo).

  4. chi o quali (la capacità di osservare le differenze).

  5. quanti (la capacità che sviluppa la logica della matematica).

La storia della scienza, come vedremo più avanti, si evolve per merito dei grandi scienziati che hanno avuto il coraggio di dubitare e di dimostrare il contrario delle scoperte precedentemente fatte e ritenute, per molto tempo, indiscutibili e infallibili. Il divenire, lo spazio, il tempo ecc. sono convinzioni che l’uomo ha sempre creduto realtà indiscutibili.

Siete veramente sicuri che sono realtà indiscutibili?

Il grande Einstein, che in matematica, quando andava a scuola, non era certo un luminare, iniziò a pensare in modo diverso dal solito. I risultati sono noti solo a chi ha il coraggio di studiarli bene.2


§ 23. La realtà percepita dall’uomo non è la certezza

Spesso si afferma di credere solo in quello che si può vedere, toccare, sentire ecc. Alcuni animali vedono solo in bianco e nero, mentre l’uomo vede a colori. La realtà in se stessa è a colori o in bianco o nero? Se tutti gli uomini nascessero ciechi la vera realtà la considereremmo a colori?

Noi consideriamo le persone in difficoltà a causa del daltonismo3 come impossibilitate a percepire la vera immagine a colori. Sarebbe meglio affermare che i daltonici o i ciechi percepiscono una realtà non falsa, ma diversa dalla maggioranza degli uomini per la differente struttura degli occhi.

Che cosa sono in realtà i colori?

La scienza oggi ritiene che i colori siano solo delle impressioni umane che la luce produce sull’occhio. Esse dipendono dalla lunghezza d’onda delle radiazioni elettromagnetiche emesse dalla materia e ricevute dall’occhio. Questo è solo uno dei tanti esempi che ci fa capire come tutto ciò che noi percepiamo con i nostri sensi non è detto che sia così in realtà, ma solo come a noi è dato di percepire, di immaginare. Come, del resto, insegna il filosofo Kant, da molti considerato il fondamento della civiltà moderna.

Stiamo affermando che quello ritenuto normale realtà non è assolutamente certo che sia proprio così!

La realtà immaginata dall’uomo è solo una “rielaborazione” nel cervello di alcune informazioni ricevute: la vista, l’udito, l’olfatto, il gusto, il tatto.

Che cosa sono in realtà i cinque sensi percepiti dall’uomo? Che cosa è in realtà la capacità di pensare e di scegliere liberamente nell’uomo?

Noi conosciamo molto poco del cervello umano.

E’ solo la scienza in grado di rispondere a tali domande?

Una cosa è certa: la realtà pensata e immaginata dall’uomo non è la certezza assoluta, ma un’interpretazione rielaborata dal limitato cervello umano. Il cervello dell’uomo, nonostante le sue incredibili e numerose possibilità, delle quali noi conosciamo e sfruttiamo solo una piccolissima parte, resta sempre molto limitato.

Questa riflessione dovrebbe far riflettere sull’esistenza di realtà non percepibili dall’uomo.

Quali potrebbero essere i criteri per conoscere la realtà non percepibile dai cinque sensi dell’uomo? Possono esistere dei criteri? Oggi, mediante la scienza, sappiamo che esistono i neutroni, i protoni, i quark ecc. Tali realtà non possono essere percepibili dai cinque sensi dell’uomo, ma solo interpretate da sofisticati strumenti. La fisica degli atomi è solo un’interpretazione che crediamo certa.

Riprenderemo l’argomento al § n. 66: “La scienza come un atto di fede.”

La nostra riflessione conferma che lo sviluppo della sapienza umana nasce dal coraggio di dubitare di tutto quello che appare certo e normale.


§ 24 Alcune considerazioni sul tempo.

Fra tutte le categorie spesso utilizzate dalla scienza per verificare, misurare, calcolare ecc. vi è quella del tempo legata a quella di spazio.

Ma che cosa è il tempo?

Scrive Zichichi che per Galileo e Newton il tempo era qualcosa di assoluto. Poi con Einstein diventa relativo.4

Non esiste un attimo in cui possiamo dire al tempo di fermarsi.

Il presente non si ferma, possiede sempre qualcosa di passato, ed è in tensione verso il futuro. Occorre anche ricordare che non esiste il tempo zero, ma sempre l’eterno attimo del presente.

Secondo il noto fisico nucleare Zichichi5, il tempo esiste perchè il nostro Universo è soltanto una parte della realtà globale di un “Tutto” inafferrabile. E il motivo per il quale va sempre avanti e mai indietro è perchè tutte le forze gravitazionali sono soltanto attrattive, mai repulsive.6

Nessuno riesce a spiegare che cosa sia quella “freccia” del tempo che va sempre avanti, che è permanente, ma anche mutevole.

Noi, secondo Zichichi, veniamo da un “Tutto” (la realtà globale) cui è stato strappato qualcosa che è il nostro Universo. Il tempo sarebbe la prova che noi siamo parte di un impercettibile “Tutto”.

Quando ritorneremo a essere nel “Tutto”, scrive Zichichi, il tempo cesserà di esistere nel modo in cui siamo abituati a pensarlo noi. Noi siamo legati “gravitazionalmente” a una grande realtà globale, come la Luna è legata a noi e come il Sole è legato alla sua Galassia. E le Galassie a chi sono legate? Esiste un “Supermondo”? Tale legame permette l’esistenza del tempo.

Secondo Zichichi il tempo esiste in quanto l’Universo, fatto di miliardi di Galassie che fino ad oggi si pensava dovessero essere il Tutto, in realtà è solo una parte della realtà globale e noi stiamo lentamente tornando lì da dove proveniamo.

Solo gli esperimenti futuri potranno dirci fino a che punto queste nuove idee sul tempo corrispondono alla logica di Colui che ha creato il mondo.7


Cap. 3

I limiti della scienza.


§ 25 Il cimitero della scienza

Mi dispiace deludervi, anche la storia della Scienza ci insegna a tenerci stretti per mano. Dove? In quel grande corteo funebre delle false certezze della vita.

La scienza non potrà mai rispondere ad un perchè esistenziale come ad esempio lo scopo della vita, che senso essa ha o che cosa è ciò che si percepisce. La scienza può, ad esempio, descrivere nei minimi particolari come un uovo diventa un pulcino, ma non potrà mai rispondere a queste domande: perchè la natura ha stabilito che un uovo diventi un pulcino, proprio in quel modo, e non diversamente?

Oppure, che senso ha che l’uovo diventi un pulcino?

Che senso ha che l’umanità esista dal momento che non ha scelto di esistere?

Che senso hanno la sofferenza e la morte?

Non dimentichiamo, a tale proposito, che, se presupponiamo la morte come la cancellazione totale del nostro esistere (il nulla), la risposta diventa molto più drammatica.

Che senso ha esistere se poi non esistiamo più?

Tutte queste domande sul senso della vita costituiscono i grandi “perchè” dell’esistenza.

Anche il tentativo di rispondere a “che cosa è...” ci costringe a dover formulare definizioni che concettualizzano delle idee o, a volte, delle emozioni. Esempio: di fronte alla più elementare domanda: “Che cosa è una matita?”, viene spontaneo rispondere che essa è uno strumento per disegnare o scrivere, formato da un sottile cilindro di grafite detto mina (o di altro minerale colorante) e di un materiale di legno dolce che viene tagliato (temperato) da una parte per lasciare scoperta un'estremità della mina.

In realtà, per rispondere a questa semplice domanda noi, o qualsiasi dizionario, ricorriamo alla descrizione dell’oggetto matita, della sua funzione, ma non affermiamo cosa essa sia.

La matita è solo il nome di un’immagine che abbiamo di essa.

Ogni altra risposta è in realtà la sua descrizione, o la sua funzione, ma non chiarisce cosa sia. Le risposte che noi diamo al “che cosa è”, in realtà altro non sono che tanti altri nomi convenzionali di idee o di immagini che abbiamo, oppure di tante azioni che facciamo.

Perchè non possiamo rispondere alla domanda “Che cosa è?”

Per rispondere entriamo in un’altra disciplina del sapere umano: la filosofia. All’inizio di questa sezione abbiamo già scritto che essa è lo studio dell’esistenza e mira a determinare che cosa è la totalità di ciò che esiste (filosofia prima, detta anche metafisica). E’ volta a stabilire che cosa è tutto l’universo, il suo principio: riflette sull'essere in quanto essere.

Tale domanda è molto importante. Perchè?

La sua risposta potrebbe aiutarci a riflettere sul senso o sullo scopo della vita; si potrebbe dire sul senso dell'essere in generale. A tale domanda cercano di rispondere tutte le religioni, ognuna con percorsi o metodi diversi.

Resta comunque la constatazione che la scienza non può rispondere a tale domanda. Perchè? Essa si limita a osservare i singoli fenomeni particolari, non tutto l’essere o l’esistenza in generale.

Le altre discipline, quelle comunemente considerate scientifiche, studiano l'essere in qualche sua misura particolare. Esempio: la matematica studia l'essere in quanto quantità; la fisica in quanto movimento, ecc..

Secondo la scienza, verrebbe da pensare che l’universo sia fatto solo di materia la quale è in continuo movimento. Si potrebbe presumere che non vi sia lo spazio per lo spirito o per ciò che è spirituale. Dove porre la difficile domanda dell’esistenza dello spirito? Sembrerebbe che la soluzione fosse da cercare nel che cosa è la materia. Ci limitiamo a ricordare che oggi si pensa alla materia come un insieme di tanti atomi, un tempo creduti come le parti più piccole e non divisibili della materia.

Oggi si parla di materia in termini di energia,8 massa, quark, fotoni, antimateria ecc. Ma che cosa sono tutte queste parole strane?

La materia potrebbe essere definita, secondo il linguaggio della fisica, una forma di energia. Che cosa è l’energia? E il movimento?

Se si esclude l’esistenza di un Dio, da che cosa dipende la capacità di produrre lavoro o movimento?

* Particolare curioso: di fronte alla domanda “Che cosa è la materia, l’energia o la forza che dà movimento?” l’uomo preistorico (senza scrittura) o di religione animista, risponderebbe che tutto è animato da un mana9 (l’ “energia” - magico/spirituale ) presente in tutto ciò che esiste e a volte considerata la forza di una divinità.

Oggi nella fisica si parla di materia con parole come energia, la quale si crede eterna e in diverse forme (nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma...).

La materia altro non sarebbe che una delle tante forme di energia.

Ma che cosa è quella forza di movimento che i fisici non chiamano mana, neppure col nome di una divinità, ma energia?

L’uomo africano o australiano senza scrittura, davanti al mistero dello Spirito (energia?) di una divinità, del “mana”, si prostra in un atteggiamento di culto e di profondo rispetto e venerazione. Come?

A volte danzando e cantando.

L’uomo occidentale, quello del computer, davanti all’energia si preoccupa subito di come utilizzarla per i propri interessi, non solo di pace, ma anche di guerra.


§ 26. La disinformazione scientifica

Antonino Zichichi scrive che si è presentata la Scienza come nemica della Fede. Poi si è confermata la confusione totale fra scienza e tecnica, (...).

Infine si sono attribuite false responsabilità: si disprezza un grande scienziato, Edward Teller, con l’appellativo di “padre della bomba-H”. E non si dice che fu Stalin a volerla. La paternità della prima bomba nucleare della storia (quella a fissione e detta atomica) viene attribuita al gruppo di scienziati (Fermi, Wigner, Oppenheimer) che presero parte al progetto “Manhattan”. E si dimentica che la prima bomba nucleare della storia fu Adolf Hitler ad averla voluta.10

Zichichi riflette su tre interessanti frasi di Giovanni Paolo II poste ai diecimila scienziati di Erice:

  1. Scienza e Fede sono entrambi doni di Dio.”

Tale frase attribuisce alla Scienza la stessa importanza riconosciuta alla Fede. Zichichi ricorda che nessun grande scienziato ha mai detto che Scienza e Fede sono in contrasto. Eppure la cultura dominante ha fatto credere che Scienza e Fede siano in conflitto. Scienza e Fede sono invece, secondo Zichichi, in comunione. Non esiste alcuna scoperta scientifica che possa essere portata come argomento per dire: “E pertanto Dio non esiste”. La Bibbia, come vedremo nella sezione dedicata alla Creazione esalta la scienza.

Il mitico Adamo è anche colui che è considerato lo scienziato che si diverte a “giocare” con Dio (Vedi § n. 127).

  1. L’uomo può perire per effetto della Tecnica che lui stesso sviluppa, non per la verità che egli scopre mediante la scoperta scientifica”.

La Scienza è un grande bene. Le scoperte scientifiche possono essere fatte a favore o contro l’umanità.

  1. Come al tempo delle lance e delle spade, così anche oggi, prima delle armi, a uccidere è il cuore dell’uomo”

Commenta Zichichi che, ad uccidere l’uomo, non è la scienza, ma la cultura della vendetta, dell’odio, della lotta. Se trionfa la cultura dell’amore, la Tecnica sarà come prolungare la creazione fondata sull’amore.

Che cosa succederebbe all’umanità se le scoperte scientifiche non fossero controllate nel loro sviluppo tecnologico da una coscienza morale che rispetti la vita?

Zichichi critica fortemente la cultura dominante e in prima fila quella del marxismo detto “scientifico”. L’accusa è di aver trasformato l’insieme di tante menzogne in verità. Per l’opinione pubblica, la scienza ha scoperto praticamente tutto. Se non scopre Dio, il motivo è semplice: Dio non esiste. Anche la Matematica, secondo l’opinione pubblica, avrebbe poco da scoprire. Se il Teorema di Dio non è ancora venuto fuori, il motivo sarebbe identico al caso precedente: Dio non esiste...”

Zichichi mostra che né la scienza, né la matematica hanno scoperto tutto, e non sopporta il grande abisso tra scienza e informazione scientifica.

Quello che viene raccontato all’uomo della strada, fuori dai laboratori scientifici è, secondo il fisico, diverso dalla verità. La responsabilità maggiore è spesso dei giornalisti i quali, per attrarre l’attenzione, cercano di ingigantire la portata di una scoperta fino a inventarne le conseguenze.


Cap. 4

Il matrimonio tra Scienza e fede.


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