Diapositiva 1 Olimpiadi dell’antica Grecia




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Diapositiva 1

Olimpiadi dell’antica Grecia


I primi giochi olimpici si svolsero nel 776 a.C. ad Olimpia, in Grecia. All'inizio era essenzialmente una manifestazione locale e veniva disputata unicamente un'antica gara di corsa. Successivamente si aggiunsero altri sport e i Giochi arrivarono a comprendere corsa, pugilato, lotta, gare equestri, pancrazio e pentathlon. Da quel momento in poi, i giochi divennero lentamente sempre più importanti in tutta la Grecia antica, raggiungendo l'apice nel VI secolo a.C. e nel V secolo a.C.

Le Olimpiadi avevano anche un'importanza religiosa, in quanto si svolgevano in onore di degli dei soprattutto di Zeus. Il numero di gare crebbe a venti, e le celebrazioni si estendevano su più giorni. L’ apertura della cerimonia avveniva ad Olimpia dove veniva acceso il fuoco sacro. I vincitori delle gare erano ammirati e immortalati. Essi venivano premiati l’ultimo giorno, durante una solenne cerimonia con una corona di foglie tagliate dall’ulivo sacro. Banchetti e festeggiamenti concludevano la manifestazione. Grandi onori e ricompense attendevano gli atleti vittoriosi, al ritorno in patria; una vittoria olimpica era, infatti, motivo di gran vanto per ogni città greca, che vedeva così accresciuto il proprio prestigio in tutto il mondo. I Giochi si tenevano ogni quattro anni e il periodo tra le due celebrazioni divenne noto come Olimpiade. Per tutta la durata dei giochi tre giorni venivano sospese le guerre in tutta la Grecia: questa tregua era chiamata Tregua Olimpica. La partecipazione era riservata a greci liberi che potessero vantare antenati greci. La necessità di dedicare molto tempo agli allenamenti comportava che solo i membri delle classi più facoltose potessero prendere in considerazione di partecipare. Venivano esclusi dalla partecipazione gli schiavi, i barbari, gli omicidi,le donne. I Giochi persero gradualmente importanza con l'aumentare del potere Romano in Grecia. Quando il cristianesimo divenne la religione ufficiale dell'Impero Romano, i Giochi Olimpici vennero visti come una festa "pagana", e il loro prestigio diminuiva in modo inversamente proporzionale alla corruzione degli atleti, con gare sempre più falsate.

Quando nel 393 accadde la strage di Tessalonica nello stadio in cui si svolgevano le gare, l'imperatore Teodosio I li vietò, ponendo fine a una storia durata più di 1000 anni. Due anni prima lo stesso imperatore aveva abolito tutti i culti e i centri di culto pagani: Olimpia e i suoi Giochi avevano così perso d'un colpo il loro significato sacrale.
Dopo quasi 15 secoli di interruzione, nel 1896 Pierre de Coubertin ristabilì i giochi olimpici cambiando molte regole, infatti potevano partecipare atleti di tutto il mondo, le olimpiadi si svolgevano in nazioni sempre diverse e dal 1900 potevano partecipare anche le donne.


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Il discobolo di Mirone

Il Discobolo è l’opera più famosa di Mirone, una delle statue più conosciute al mondo, considerata anche simbolo dell'attività sportiva in genere. Si conosce attraverso diverse copie romane in marmo, come quella del Museo Nazionale Romano.
Mirone eseguì il Discobolo (lanciatore di disco) in bronzo nel 450 a.C. circa. Purtroppo non ne conosciamo nè la collocazione originaria nè le circostanze dell'esecuzione.
Immagine dell'atleta in movimento, questa figura si presta molto bene all’analisi delle tensioni del corpo umano impegnato in un’azione.
L’atleta, nudo, è colto nel momento preciso in cui sta per lanciare il disco, impugnato nella mano destra: per questo il torso è piegato in avanti e ruota verso destra, come la testa, rivolta in direzione del braccio, sollevato e disteso all'indietro per prendere più slancio.
Il braccio sinistro si appoggia invece quasi verticalmente sopra il ginocchio destro. La gamba destra, piegata, è quella portante e il piede poggia completamente a terra, mentre la sinistra è arretrata  per ragioni di equilibrio e posa solo la punta del piede, creando così l'impressione di un accorciamento della parte  inferiore del corpo e di una preponderanza di quella superiore.
La semirotazione del torso, del resto, è indispensabile per imprimere al disco il movimento rotatorio necessario al buon esito del lancio.
La contrazione dei muscoli contrasta con le caratteristiche di idealizzazione del volto, che non manifesta segni di sforzo pur avendo un'espressione concentrata.


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Dorando Pietri

Dorando Pietri, noto impropriamente anche come Dorando Petri (Correggio, 16 ottobre 1885Sanremo, 7 febbraio 1942), è stato un atleta italiano, passato alla storia per il drammatico epilogo della maratona alle Olimpiadi di Londra del 1908: tagliò per primo il traguardo, sorretto dai giudici di gara che l'avevano soccorso dopo averlo visto barcollare più volte, stremato dalla fatica. A causa di quell'aiuto fu squalificato e perse la medaglia d'oro, ma le immagini e il racconto del suo arrivo, facendo il giro del mondo e superando la cronaca viva di quei giorni, lo hanno consegnato alla storia dell'atletica leggera. Nonostante quell'oro sia stato vinto da Johnny Hayes, il nome di Dorando Pietri richiama subito uno degli episodi più celebrati delle Olimpiadi.


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Jesse Owens

James Cleveland Owens detto Jesse (Oakville, 12 settembre 1913Tucson, 31 marzo 1980) è stato un atleta statunitense, noto per la sua partecipazione alle Olimpiadi del 1936, svoltesi a Berlino, dove vinse quattro medaglie d'oro e fu la stella dei Giochi. Owens vinse quattro medaglie d'oro alle Olimpiadi estive del 1936; il 3 agosto 1936 vinse i 100 metri, il 4 agosto il salto in lungo e il 5 agosto i 200 metri. Owens, sazio di successi (ed ignaro del fatto che stava per stabilire un record storico) era pronto a rinunciare alla staffetta per lasciare il posto alle riserve. Dichiarò: "Ho già vinto tre medaglie d'oro. Lasciamoli gareggiare, se lo meritano!". Ma i suoi dirigenti, che vollero mettere in campo la squadra migliore, gli ordinarono di rimanere in pista. Dopo che venne aggiunto alla squadra della 4x100, il 9 agosto, concluse le sue fatiche olimpiche con la vittoria nella staffetta 4×100 metri. Il suo record di quattro ori in una stessa Olimpiade -nell'atletica leggera- non fu mai battuto, ma venne solo eguagliato alle Olimpiadi di Los Angeles 1984, dal connazionale Carl Lewis, che vinse quattro ori nelle stesse gare. La conquista della medaglia d'oro nel salto in lungo ai Giochi olimpici di Berlino da parte di Owens ha fornito alla stampa di tutto il mondo il pretesto per creare un caso di discriminazione razziale di cui il leggendario atleta sarebbe stato vittima.

Nel pomeriggio di quel 4 agosto, infatti, allo stadio olimpico era presente anche Adolf Hitler. Di fronte alla vittoria di Owens contro il tedesco Luz Long (il migliore atleta tedesco, nonché amico di Owens), si dice che il Führer indispettito si sarebbe alzato e uscito dallo stadio per non stringere la mano al nero americano.


Diapositiva 5 Dora Ratjen

Dora Ratjen, all'anagrafe Heinrich Ratjen – da alcuni indicato come Hermann Ratjen o Horst Ratjen (Erichshof, 20 novembre 1918 – 22 aprile 2008), è stato un atleta tedesco, che prese parte alle gare femminili di salto in alto durante le Olimpiadi del 1936 a Berlino, qualificandosi al quarto posto. L'atleta ha dichiarato nel 1957 di averlo fatto su richiesta della Gioventù hitleriana, "per amore dell'onore e la gloria della Germania". La sua vicenda si intreccia con quella di un'altra atleta tedesca: Gretel Bergmann, nata nel 1914 in una famiglia ebrea e tutt'ora vivente dopo la presa del potere di Hitler, le fu impedito di gareggiare in Germania. Nel 1934 tuttavia fu richiamata in patria, convinta a tornare attraverso minacce di ritorsioni nei confronti dei suoi parenti lì rimasti. Il Comitato Olimpico Internazionale, infatti, aveva imposto come condizione per lo svolgimento a Berlino dei Giochi olimpici del 1936 che fossero reintegrati gli atleti ebrei nella rappresentativa tedesca. Ad ogni modo, non le fu consentito di gareggiare. Una volta che la squadra statunitense era in viaggio per l'Europa (e non poteva più boicottare i giochi, dunque), le fu comunicato di aver esibito prestazioni al di sotto delle aspettative e fu sostituita dalla sua compagna di squadra e di stanza, Dora. Secondo alcune interpretazioni degli eventi, ciò avvenne per evitare che un'atleta ebrea potesse vincere una medaglia d'oro e recare pertanto imbarazzo ad Hitler. Gretel Bergmann ha dichiarato, in seguito, di non aver mai sospettato che la propria compagna di stanza fosse in realtà un uomo, sebbene lei e le altre compagne la ritenessero strana e misteriosa. A posteriori, si è spiegata come mai fosse stata scelta come sua compagna di stanza: Heinrich sarebbe potuto essere tentato dalla vicinanza di una ragazza tedesca ed avrebbe potuto rivelare la propria mascolinità, ma sapeva che se avesse avvicinato una ragazza ebrea sarebbe stato imprigionato - le relazioni tra Ebrei e Gentili, infatti, erano proibite e severamente punite in Germania durante il regime nazista. Dora Ratjen partecipò ai Campionati europei di atletica leggera di Vienna nel 1938, dove stabilì un nuovo record mondiale nella specialità del salto in alto femminile, raggiungendo la misura di 1,70 m. Tuttavia, durante il ritorno in Germania due donne ne individuarono la barba. Riconosciuto come un uomo, fu arrestato per frode e la sua medaglia d'oro confiscata; ciò pose fine alla sua carriera sportiva.Nel 1957 Heinrich Ratjen ha rilasciato un'intervista in cui ha ammesso di aver gareggiato come Dora.Si è trattato del primo caso (accertato) di "imbroglio sessuale olimpionico". È morto il 22 aprile 2008. Ricerche anagrafiche condotte dopo la sua morte, tuttavia, sembrano suggerire una vicenda notevolmente diversa. Heinrich avrebbe presentato sin dalla nascita caratteri sessuali dubbi, tanto che vi fu incertezza nell'identificarlo come maschio o femmina. Registrato all'anagrafe come Dora Ratjen, avrebbe solo successivamente manifestato i caratteri sessuali maschili, purtuttavia continuando a comportarsi come una donna. Intrapresa la carriera sportiva, si rivelò una strabiliante saltatrice vincendo i campionati regionali della Bassa Sassonia nel 1934. Chiamata a far parte della squadra olimpionica, qui conobbe le altre due stelle del salto in alto tedesco: Gretel Bergmann e Elfried Kaun. Ad ogni modo, Gretel Bergmann fu effettivamente allontanata poco prima dell'inizio delle competizioni perché ebrea. Non risulta tuttavia che i nazisti sapessero che Dora Ratjen fosse in realtà un uomo. Quando, nel 1938, Heinrich fu scoperto, fu per lui un sollievo. Lo vide come la fine di un incubo, come sembrano suggerire le sue dichiarazioni al poliziotto che lo arrestò, che riferì: «Ratjen ammise apertamente di essere contento che 'il gatto fosse uscito dalla borsa'» Risultano in questa circostanza le prime comunicazioni al Reich sul sesso di Ratjen. Fu in seguito sottoposto ad esami medici, di cui non sono disponibili i risultati. Da allora in poi, condusse la propria vita lontano dai giornali e non rilasciò altre dichiarazioni pubbliche se non quella del 1957.


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IL GRANDE TORINO

Con il nome di Grande Torino si indica la squadra di calcio del Torino nel periodo storico compreso negli anni quaranta del secolo scorso, pluricampione d'Italia i cui giocatori erano la colonna portante della Nazionale italiana e che ebbe tragico epilogo il 4 maggio 1949, in quella sciagura aerea nota come Tragedia di Superga.

L'aereo stava riportando a casa la squadra da Lisbona, dove aveva disputato un incontro amichevole con il Benfica per festeggiare l'addio al calcio del capitano della squadra lusitana José Ferreira. Nell'incidente perse la vita l'intera squadra delTorino, vincitrice di cinque scudetti consecutivi dalla stagione 1942-1943 alla stagione 1948-1949  e che costituiva i dieci undicesimi della Nazionale italiana. Nell'incidente perirono anche i dirigenti della squadra e gli accompagnatori, l'equipaggio e tre noti giornalisti sportivi italiani.

Il Torino fu proclamato vincitore del campionato a tavolino e gli avversari di turno, così come lo stesso Torino, schierarono le formazioni giovanili nelle restanti quattro partite. Il giorno dei funerali quasi un milione di persone scese in piazza a Torino per dare l'ultimo saluto ai giocatori. Lo shock fu tale che l'anno seguente la nazionale si recò ai Mondiali in Brasile viaggiando in nave.

L’ incidente

Si ipotizzò che, a causa del forte vento al traverso sinistro, l’aereo nel corso della virata potesse aver subìto una deriva verso dritta, che lo spostò dall’asse di discesa e lo allineò, invece che con la pista, con la collina di Superga; a seguito di recenti indagini è emersa la possibilità che l'altimetro si fosse bloccato sui 2000 metri e quindi inducesse i piloti a credere di essere a tale quota, mentre invece erano a soli 600 metri dal suolo.

I fatti sono che alle ore 17:03 l'aereo con il Grande Torino a bordo, eseguita la virata verso sinistra, messo in volo orizzontale e allineato per prepararsi all'atterraggio, si va invece a schiantare contro il terrapieno posteriore della Basilica di Superga. Il pilota, che credeva di avere la collina di Superga alla sua destra, se la vede invece sbucare davanti all'improvviso (velocità 180 km/h, visibilità 40 metri) e non ha il tempo per fare nulla: non si ravvisano infatti, dalla disposizione dei rottami, tentativi di riattaccata o virata. L'unica parte del velivolo rimasta parzialmente intatta è l'impennaggio. Delle 31 persone a bordo non si salvò nessuno.


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Coppi e Bartali


La rivalità tra Coppi e Bartali è stata nel secondo dopoguerra uno degli argomenti, sportivi e non, più dibattuti d'Italia: una delle più famose rivalità sportive del mondo del ciclismo (insieme a quella tra Alfredo Binda, Learco Guerra e Costante Girardengo prima, e tra Giuseppe Saronni e Francesco Moser poi) e di tutto lo sport italiano. La rivalità, tra due delle prime e più grandi personalità "mitizzate" dello sport italiano, ha riempito per oltre un decennio le cronache sportive e mondane della nazione, contribuendo in modo fondamentale a rendere il ciclismo uno sport di massa al centro dell'attenzione dei mass-media.

All'epoca la rivalità tra i due campioni era vista come una metafora per la suddivisione politica e sociale del paese, diviso tra movimenti di ispirazione laica (impersonati da Coppi) e d'influenza cattolica (che Bartali rappresentava con la sua devozione e i suoi riti della tradizione popolare). Con le prime elezioni della neonata repubblica italiana, Coppi e Bartali divennero i simboli dei due principali partiti politici in lizza, il Partito Comunista Italiano e la Democrazia Cristiana: Coppi era definito
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