Diapositiva 1 Olimpiadi dell’antica Grecia




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comunista, mentre Bartali era il democristiano. Questa divisione era soprattutto strumentale, e poco aderente alla realtà dei fatti: Coppi e Bartali insieme erano stati ricevuti dal Papa. Tuttavia, la forte immagine cattolica-democristiana di Bartali necessitava una figura in antitesi che rappresentasse i movimenti socialisti, per cui Coppi venne eletto a simbolo dei partiti di quest'area, che si identificavano anche con la laicità del campione.

Fausto Coppi e Gino Bartali sono stati forse i più importanti ciclisti italiani di sempre, nonché figure di assoluto primo piano nel panorama sportivo mondiale degli anni quaranta e cinquanta. Tra il 1940 e il 1954, i due si diedero battaglia dominando ben otto Giri d'Italia (rispettivamente 5 e 3), conquistando 39 tappe (22 Coppi, 17 Bartali), 4 Tour de France (due a testa), sette Milano-San Remo (4 Bartali, 3 Coppi), più numerose altre competizioni per un totale di 124 vittorie di Ginettaccio Bartali e 122 dell'Airone Coppi


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Abebe Bikila


Abebe Bikila (propriamente Bikila Abebe o Bichila Abbebe; Mout, 7 agosto 1932Addis Abeba, 25 ottobre 1973) è stato un atleta etiope, due volte campione olimpico nella maratona (impresa riuscita solo al tedesco orientale Waldemar Cierpinski), oro ai Giochi di Roma 1960 e a quelli di Tokyo 1964.

Agente di polizia e guardia del corpo personale dell'imperatore Haile Selassie, Abbebe Bichila (è invalso ormai l'uso di seguire la norma etiope nominando prima il cognome - Abbebe - e poi il nome - Bichila -), nato a Mout in Etiopia, divenne un eroe nazionale dopo aver vinto la medaglia d'oro nella XVII Olimpiade.

Ai Giochi della XVII Olimpiade, svoltisi a Roma nel 1960, Bikila corse e vinse l'intera distanza della maratona senza scarpe. L'etiope partì senza scarpe per una precisa scelta tecnica concordata con il suo allenatore, lo svedese (di origine finlandese) Onni Niskanen. Bikila, divenne il simbolo dell'Africa che si liberava dal colonialismo europeo, la prima medaglia d'Oro del continente africano alle Olimpiadi.

Quattro anni dopo Bikila si presentò in condizioni di forma peggiori alle Olimpiadi di Tokyo 1964. Era stato operato di appendicite sei settimane prima della gara e perse tempo da dedicare agli allenamenti. In questa occasione gareggiò con le scarpe, e vinse nuovamente. Bikila divenne il primo campione olimpico a bissare la vittoria nella maratona, stabilendo anche il miglior tempo mondiale sulla distanza.

Ai Giochi Olimpici estivi del 1968, tenutisi a Città del Messico, Bikila subì le conseguenze dell'altitudine, degli infortuni e dell'età. Fu costretto a ritirarsi dalla gara prima della fine.

Nel 1969, Bikila stava guidando nei pressi di Addis Abeba quando ebbe un incidente. Rimase paralizzato dal torace in giù. Nonostante le cure e l'interesse internazionale non riuscì più a camminare. Pur impossibilitato nell'uso degli arti inferiori non perse la forza di continuare a gareggiare: nel tiro con l'arco, nel ping pong, perfino in una gara di corsa di slitte (in Norvegia). Partecipò inoltre alle para-olimpiadi di Heidelberg nel 1972 nel tiro con l'arco. Morì l'anno successivo, all'età di 41 anni, per un'emorragia cerebrale. Lo stadio nazionale di Addis Abeba è stato dedicato in suo onore.


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Muhammad Ali

Cassius Marcellus Clay Jr noto come Muhammad Ali, è un ex pugile statunitense, tra i più famosi e apprezzati sportivi della storia. Ha vinto l'oro Olimpico ai Giochi di Roma nel 1960, come pugile professionista ha detenuto il titolo mondiale dei pesi massimi dal 1964 al1967, dal 1974 al 1978 e per un'ultima breve parentesi ancora nel 1978. Muhammad Ali è noto anche per la sua conversione all'Islam e per avere rifiutato di combattere nella Guerra del Vietnam. Attualmente affetto dalla Sindrome di Parkinson, dopo il suo ritiro dal mondo sportivo Ali si è distinto per le sue azioni umanitarie per le quali è stato candidato come Premio Nobel per la Pace nel 2007. L’epopea di Cassius Clay, cresciuto nello stato del Kentucky da ragazzo qualunque grazie ad una famiglia che faceva parte del ceto medio, inizia ufficialmente in Italia, alle Olimpiadi di Roma del 1960. Aveva diciotto anni, ma già un’esperienza di tutto rispetto nel circuito amatoriale a stelle e strisce. Buona la prima. Ali sale sul gradino più alto del podio, vince la medaglia d’oro. Fu il primo e unico incontro del pugile di Luisville in terra italiana. Da allora, gli appassionati di casa nostra seguirono le sue gesta soltanto in tv, sacrificando le notti per non perdersi le dirette d’Oltreoceano. Cassius Clay divenne Muhammad Ali il 25 febbraio del 1964, il giorno dopo aver steso Sonny Liston e aver fatto sua la corona dei pesi massimi. Seguiva da vicino le battaglie di Malcom X, l’attivista che lottò per una vita a favore dei diritti degli afroamericani. Con la nuova identità, Ali scrisse le pagine di un racconto che ancora oggi affascina gli sportivi di tutto il mondo. Tre gli incontri che più di altri hanno segnato il suo percorso nell’Olimpo degli dei con i guantoni. Uno più avvicente e drammatico dell’altro.

Il primo porta la data dell’8 marzo 1971. A New York City, Ali incontra per la prima volta Joe Frazier, uno dei suoi rivali più agguerriti di sempre, uno dei pochissimi ad aver potuto vantarsi di aver messo sotto ‘The Greatest’. Il match è una lotta senza soluzione di continuità. Colpi su colpi, da una parte e dall’altra, ma nessuno che cade ko. Dopo 15 interminabili riprese, la giuria assegna il titolo a Frazier. E’ la prima sconfitta da pro di Ali. Un evento che fa rimanere di sasso gli Stati Uniti e che verrà ricordato come “The Fight of the Century“.


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Andy Warhol (1928-1987)


pittore, scultore, regista, produttore cinematografico, direttore della fotografia, attore, sceneggiatore e montatore statunitense, figura predominante del movimento della Pop art americano.La sua attività artistica conta tantissime opere, che produceva in serie con l'ausilio dell'impianto serigrafico. Le sue opere più famose sono diventate delle icone: Marilyn Monroe, Mao Zedong, Che Guevara e tante altre. La ripetizione era il suo metodo di successo: su grosse tele riproduceva moltissime volte la stessa immagine alterandone i colori (prevalentemente vivaci e forti). Prendendo immagini pubblicitarie di grandi marchi commerciali (famose le sue bottiglie di Coca Cola) o immagini d'impatto come incidenti stradali o sedie elettriche, riusciva a svuotare di ogni significato le immagini che rappresentava proprio con la ripetizione dell'immagine stessa su vasta scala.Warhol raffigurò molti sportivi, tra cui Muhammad Ali,nel 1977.Giocò molto sugli accostamenti dei colori per dare l'idea di muovimento.Gran parte delle sue opere si trovano nell'istituto di arte contemporanea a Los Angeles.

La sua arte, che portava gli scaffali di un supermercato all'interno di un museo o di una mostra d'arte, era una provocazione nemmeno troppo velata: secondo uno dei più grandi esponenti della Pop Art l'arte doveva essere "consumata" come un qualsiasi altro prodotto commerciale.Pop art è il nome di una corrente artistica della seconda metà del XX secolo che deriva dalla parola inglese "popular art" ovvero arte popolare.La Pop Art è una delle più importanti correnti artistiche del dopoguerra. Nasce in Gran Bretagna alla fine degli anni cinquanta, ma si sviluppa soprattutto negli USA a partire dagli anni sessanta, estendendo la sua influenza in tutto il mondo occidentale.Questa nuova forma d'arte popolare è in netta contrapposizione con l'eccessivo intellettualismo dell'Espressionismo Astratto e rivolge la propria attenzione agli oggetti, ai miti e ai linguaggi della società dei consumi.L'appellativo "popolare" deve essere inteso però in modo corretto. Non come arte del popolo o per il popolo ma, più puntualmente, come arte di massa, cioè prodotta in serie. E poiché la massa non ha volto, l'arte che la esprime deve risultare anonima.

In un mondo dominato dal consumo, la Pop art respinge l'espressione dell'interiorità e dell'istintività e guarda, invece, al mondo esterno, al complesso di stimoli visivi che circondano l'uomo contemporaneo: il cosiddetto "folclore urbano". È infatti un'arte aperta alle forme più popolari di comunicazione: i fumetti, la pubblicità, i quadri riprodotti in serie. Il fatto di voler mettere sulla tela o in scultura oggetti quotidiani elevandoli a manifestazione artistica si può idealmente collegare al movimento svizzero Dada, ma completamente spogliato da quella carica anarchica, provocatoria e critica.

La rappresentazione degli hamburger, delle auto, dei fumetti si trasforma presto in merce, in oggetto che si pone sul mercato (dell'arte) completamente calato nella logica mercantile. Ciò nonostante gli artisti che hanno fatto parte di questo movimento hanno avuto un ruolo rivoluzionario introducendo nella loro produzione l'uso di strumenti e mezzi non tradizionali della pittura, come il collage, la fotografia, il cinema, il video e la Musica da quale gli stessi Beatles per alcune canzoni hanno trovato ispirazione.

La sfrontata mercificazione dell'uomo moderno, l'ossessivo martellamento pubblicitario, il consumismo eletto a sistema di vita, il fumetto quale unico, residuo veicolo di comunicazione scritta, sono i fenomeni dai quali gli artisti pop attingono le loro motivazioni. In altre parole, la Pop Art attinge i propri soggetti dall'universo del quotidiano – in specie della società americana – e fonda la propria comprensibilità sul fatto che quei soggetti sono per tutti assolutamente noti e riconoscibili. Con sfumature diverse, gli artisti riprendono le immagini dei mezzi di comunicazione di massa, del mondo del cinema e dell'intrattenimento, della pubblicità. La Pop Art infatti usa il medesimo linguaggio della pubblicità e risulta dunque perfettamente omogenea alla società dei consumi che l'ha prodotta. L'artista, di conseguenza, non trova più spazio per alcuna esperienza soggettiva e ciò lo configura quale puro manipolatore di immagini, oggetti e simboli già fabbricati a scopo industriale, pubblicitario o economico. Questi oggetti, riprodotti attraverso la scultura e la pittura, sono completamente personalizzati. Nelle mani di un artista pop le immagini della strada si trasformano nelle immagini "ben fatte" dell'arte colta. I temi raffigurati sono estremamente vari: prodotti di largo consumo, oggetti di uso comune, personaggi del cinema e della televisione, immagini dei cartelloni pubblicitari, insegne, foto di giornali, riviste.


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Dick Fosbury

Richard Douglas "Dick" Fosbury (Portland, 6 marzo 1947) è un ex atleta statunitense, olimpionico nel salto in alto a Città del Messico 1968.

A lui si deve l'innovazione del "Fosbury Flop" la tecnica - ormai universalmente impiegata - con la quale l'atleta scavalca l'asticella rovesciando il corpo all'indietro e cadendo sulla schiena (da cui la definizione di "Salto dorsale").

Con questa tecnica rivoluzionaria (a quel tempo tutti i saltatori impiegavano lo scavalcamento ventrale), nel 1968 Fosbury si impose dapprima all'attenzione nazionale, vincendo il campionato NCAA e i
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